Storia di Fatìma, una mamma tra l’italia e il Senegal

Alimatu Sal, per tutti Fatìma, è una mamma senegalese e la sua è una storia ‘al contrario’: un viaggio dall’Italia al Senegal. [Video e articolo]


E’ nata a Sassari e parla bergamasco perché a Bergamo è cresciuta e ha frequentato la scuola, ma Alimatu è una mamma senegalese e la sua è una storia ‘al contrario’: un viaggio dall’Italia al Senegal che ha raccontato all’agenzia Dire, media partner del nostro progetto. Mentre era all’università qui in Italia, infatti, la mamma la riporta nel paese della sua famiglia, in Senegal, e lì finisce chiusa in una scuola islamica. Quando esce da quella scuola Fatìma incontra l’uomo che diventerà suo marito e avrà il suo primo figlio. In Italia è riuscita a tornare solo nel 2012, di nuovo incinta.

“Sono stata in Senegal dal 2008 al 2012”. Il figlio più grande di Fatima ha sette anni e vive in Senegal con il papà, mentre lei è qui con la sua seconda bambina e sta lottando per il ricongiungimento familiare. “Sono ottimista” dice Fatìma con un sorriso tipico di chi è abituato a non perdersi d’animo. “Vivo in casa famiglia, a Casa Betania, e faccio l’operatrice per i ragazzi disabili” racconta questa giovane mamma. E’ entrata in casa famiglia dopo aver passato le selezioni per ‘Augeo’, uno dei tanti progetti promossi dalla Rete Mam&Co e dalle organizzazioni di #crescereinsieme. “Ci vivo da un anno con mia figlia e mi sono sentita accolta e benvoluta dal primo momento”.

 

Fatìma ha grandi sogni

La storia di Fatìma e del suo incontro con la Rete Mam&Co e il progetto #crescereinsieme
La storia di Fatìma e del suo incontro con la Rete Mam&Co e il progetto #crescereinsieme

“Voglio laurearmi in lettere e diventare insegnante alle medie o alle superiori”. Ai sogni questa giovane mamma unisce doti e capacità: “Parlo francese, inglese, italiano e wolof. E anche bergamasco” aggiunge. E a proposito di ius soli e del grande dibattito sull’italianità delle seconde generazioni, Fatìma risponde con i fatti. “Mia figlia il Senegal non lo ha mai visto, glielo racconto. In me- spiega- c’è qualcosa di non italiano” e del Senegal le mancano “i colori, i sapori e soprattutto mio figlio”. E’ una mamma coraggiosa. Per i suoi figli chiede “libertà”, proprio lei che non l’ha avuta, ed è felice, attraverso la rete di queste associazioni che l’hanno aiutata, di aver trovato “qualcuno che credesse in lei”. L’Italia che questa giovane donna ritrova nel 2012 è molto diversa da quella che ha lasciato dove era perfettamente integrata. “E’ un’Italia meno familiare, quando ero piccola era proprio il mio paese. Al rientro mi sono sentita immigrata e diversa”. Era cambiata la vita di Fatìma, ma era cambiato anche il Paese. “Anche sul lavoro in una scuola materna ho subito discriminazioni che non erano legate alle mie competenze sul servizio”.

 

L’appello di Fatìma

Ma non è una donna che s’arrende e lancia un appello: a “non giudicare perché tutti devono poter dimostrare quanto valgono e chi sono”. Quell’occasione che Fatìma ha avuto e che ancora deve portare a termine riportando in Italia suo figlio. Un viaggio non ancora concluso per questa mamma del Senegal, che ha diviso i suoi figli tra due continenti e che in casa-famiglia crescendo una figlia “italianissima, anzi proprio romana”.

(ndr. adattamento dell’articolo pubblicato su DIRE il 22 maggio 2019)

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